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Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2021

G. Oneto, 7 aprile 2021 -
Rapporto sulla competitività dei settori produttivi - 2021

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Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2021

  1. 1. Il Rapporto sulla Competitività dei Settori Produttivi - 2021 Istat | DVSE Roma, 7 aprile 2021 PRESENTAZIONE E DISCUSSIONE DEL RAPPORTO COMPETITIVITA’ GIAN PAOLO ONETO
  2. 2. Il Rapporto sulla Competitività dei Settori Produttivi 2  Prodotto digitale composto da un e-book e da un’appendice statistica di indicatori settoriali scaricabili dalla pagina web https://www.istat.it/it/archivio/255558  Le schede settoriali forniscono un quadro sintetico immediato dei principali aspetti strutturali e congiunturali di ciascun settore, con un aggiornamento in tempo reale. Scaricabili dalla pagina web: http://www4.istat.it/it/competitivita  Database di dati e indicatori settoriali, con circa 70 indicatori organizzati in diversi temi (es. struttura, demografia e performance delle imprese, costi e prezzi, nuove tecnologie, ricerca e innovazione, commercio estero e internazionalizzazione produttiva, ambiente) con dettaglio dimensionale, settoriale, territoriale e per varie tipologie di impresa.  A partire dalla scorsa edizione i database vengono arricchiti con informazioni provenienti dai registri statistici integrati sulle imprese e relative alla forza lavoro interna alle imprese, gli scambi con l’estero e i gruppi di imprese.
  3. 3. o Capitolo 1: gli effetti macroeconomici della crisi o Capitolo 2: lo shock colpisce i settori in maniera molto eterogenea o Capitolo 3: l’impatto sulle imprese, rischi e capacità di reazione o Capitolo 4: primi elementi sull’impatto a livello territoriale Indice della presentazione 3
  4. 4. • L’impatto della crisi è stato eterogeneo tra le principali economie mondiali • Cina (+2,3%), Stati Uniti (-3,5%), Area euro (-6,6%) • In Ue, la Germania ha registrato l’impatto più contenuto (-4,9%) • Francia (-8,1%), Spagna (-11%), Italia (-8,9%) • Ruolo preponderante della domanda interna; in Francia e Spagna il contributo negativo della domanda estera netta più ampio (1,5 e 1,9 pp) Impatto della crisi eterogeneo, con ampi movimenti nell’anno 4 Figura 1.3 - Crescita del Pil in Italia e nei principali paesi Uem. Anni 2019-2020 (variazioni congiunturali; valori percentuali)
  5. 5. Dinamica della produttività: un frutto avvelenato… 5
  6. 6. • Export: una caduta doppia rispetto al 2009 ma un ritorno ai livelli pre-crisi molto rapido • Invariata la quota di mercato sull’export mondiale (2,8%) • Aumentate o inalterate verso alcuni paesi Ue, aumentate in Cina, diminuite in UK e USA La caduta improvvisa e la rapida risalita delle esportazioni 6 Figura 1.8 Flussi commerciali con dell’Italia con l’estero . Gennaio 2007- gennaio 2021 (milioni di euro)
  7. 7. • Un’analisi Constant Market Share • Nel 2020 una tenuta per l’Italia: effetto struttura geografica (mercati di destinazione dinamici) ed effetto competitività (prezzi e qualità) • Negativo l’effetto adattamento (capacità di adeguarsi a mutamenti della composizione della domanda internazionale) • 2018-2020: nel complesso, una migliore tenuta rispetto a Francia e Germania La tenuta della competitività: geografia, prezzo e qualità 7 Figura 1.11- Analisi CMS delle quote di Italia, Germania e sulle importazioni del mondo dall’Area euro. Anni 2018-2020 (punti percentuali)
  8. 8. • Flessione del fatturato manifatturiero: - 11,1% nell’anno (-30% in T2) • Raffinazione (-34,7%), tessile, abbigliamento e pelli (tra -15 e - 25%) • Bevande (+0,8%) e farmaceutica (-1,1%) hanno beneficiato della domanda estera • Competitività relativa (Indice ISCo): divaricazione in T2, parziale convergenza in T4 Forte calo di fatturato nella manifattura…… 8 Figura 2.4. Variazioni del fatturato per settore di attività economica e mercato di destinazione, settori manifatturieri. Anno 2020. (variazioni, valori percentuali) 10=Alimentari; 11=Bevande; 13=Tessile; 14=Abbigliamento; 15=Pelle; 16=Legno; 17=Carta; 18=Stampa; 19=Coke e petroliferi; 20=Chimica; 21=Farmaceutica; 22=Gomma e plastica; 23=Minerali non metalliferi; 24=Metallurgia; 25=Prodotti in metallo; 26=Elettronica; 27=Apparecchiature elettriche; 28=Macchinari; 29=Autoveicoli; 30=Altri mezzi di trasporto; 31=Mobili; 32=Altre manifatturiere; 33=Riparazione e manutenzione di macchinari e apparecchiature.
  9. 9. • Servizi (-12,1%), flessione più ampia da quando esiste la serie (2001) • I sommersi: servizi del turismo e dell’indotto • Alloggio e ristorazione (-42,5%), agenzie di viaggio (-76,3%), trasporto aereo (-60,5%), trasporto marittimo (-40%) • I salvati: settori IT (+1,8%), poste e corriere (+4,4%) …… crollo in alcuni comparti dei servizi 9 Figura 2.10. Indice del fatturato dei servizi per sezioni di attività economica. Anni 2016-2020 (variazioni annue, valori percentuali) *Al netto del Commercio al dettaglio. G= Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli; H= Trasporto e magazzinaggio; I= Attività dei servizi di alloggio e ristorazione; J= Servizi di informazione e comunicazione; M= Attività professionali, scientifiche e tecniche; N= Agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese.
  10. 10. • Modulo ad hoc nell’indagine sul clima di fiducia manifatturiero • Si segnalano cambiamenti limitati nel paniere di beni esportati nelle principali destinazioni e nella composizione dei fornitori esteri • Diminuzione netta dei prodotti venduti in USA e Cina; dei fornitori negli altri paesi europei e asiatici Catene globali del valore: tanto rumore per nulla? 10 Figura 2.21. Variazioni del numero dei fornitori nei paesi dell’UE, settori manifatturieri. Anno 2020. (valori e punti percentuali)
  11. 11. • Una simulazione sulle tavole I-O (It e internazionali) coglie l’impatto interno ed estero: • Il -7,9% del valore aggiunto totale deriva: per 5,7 pp dalla caduta dei consumi, per 0,8 pp dagli investimenti, per 1,4 pp dalla domanda estera • La componente estera spiega il 40% della caduta di v.a. dei macchinari e il 30% degli autoveicoli Figura 2.26. Una simulazione dei contributi alla variazione annuale del valore aggiunto per settore di attività economica. Anno 2020 (valori percentuali) 11 Effetti interni e importati della crisi: una simulazione sul valore aggiunto
  12. 12. • Turismo: -74% di presenze a livello globale, -59,2% di arrivi totali in Italia (- 74% nelle grandi città) • Ricavi più che dimezzati o azzerati per l’88% delle agenzie di viaggio e il 64,5% delle imprese di trasporto aereo • Crollo della domanda + crisi di liquidità = rischi operativi previsti dal 70,8% delle ag. di viaggio, il 52,9% delle imprese della ristorazione, 66,7% di quelle del trasporto aereo • Il 27% è spiazzato dalla crisi; chi reagisce ridimensiona l’attività (30%), il 21,5% diversifica l’attività o attiva partnership, il 18% riorganizza vendita, forniture, processi Figura 2.33 - Effetti dell’emergenza COVID-19 sull’attività delle imprese del turismo per settore di attività economica (valori percentuali) L’anno nero dei settori legati al turismo 12
  13. 13. • Solo il 18% delle imprese con almeno 3 addetti si considera risparmiato dalla crisi; un terzo si vedeva a rischio nel 2021. • In tutti i settori sono colpite soprattutto le unità micro (oltre il 33% è a rischio) e piccole (26,6%). • Nell’industria male la filiera della moda: rischi di chiusura percepiti da oltre la metà delle imprese dell’abbigliamento, il 44% di quelle delle pelli, il 35% del tessile. • Importante strategia di reazione nell’accelerazione della trasformazione digitale: investimenti in server cloud, e-commerce, postazioni virtuali, software per la gestione condivisa di progetti Figura 3.1 - Imprese che hanno dichiarato riduzioni di fatturato superiori al 10 per cento e imprese a rischio per macrosettore e classe di addetti. Anno 2020 (valori percentuali) Gli effetti sulle imprese tra rischi strutturali e capacità di ripresa 13
  14. 14. • Operare sui mercati esteri aiuta (gli scambi internazionali si sono ripresi rapidamente) • Internazionalizzazione avanzata (esportazione su scala globale, appartenenza a gruppi multinazionali)  minori rischi di chiusura e meno problemi di liquidità, di domanda, di approvvigionamento. • Questo vale per ogni classe di addetti • Quota di imprese a rischio operativo: la differenza tra classi dimensionali si azzera per chi appartiene a gruppi multinazionali esteri Figura 3.3 - Imprese manifatturiere a rischio per forma di internazionalizzazione e classe di addetti. Anno 2020 (percentuali di imprese) (a) (b) Effetti della crisi molto attenuati al crescere dell’internazionalizzazione 14 (a) La tassonomia è basata sulle caratteristiche al 2018 delle imprese ancora attive nel 2020. (b) Solo importatori: imprese che importano ma non esportano; Solo esportatori: esportano ma non importano; Two-way traders: esportano e importano; Global: esportano in almeno cinque aree extra-Ue; MNE_it: appartengono a gruppi multinazionali a controllo italiano; MNE_estero: appartengono a gruppi multinazionali a controllo estero.
  15. 15. • La pandemia ha divaricato i sentieri di sviluppo delle imprese con almeno 10 addetti • L’80% delle più dinamiche prima della crisi e quasi due terzi di quelle a dinamismo medio-alto reagiscono con successo alla crisi (Proattive in espansione e Proattive avanzate) • Sono imprese relativamente grandi e strutturate, spesso appartenenti a gruppi, con propensione a investire in R&D e nella transizione digitale. • Operano soprattutto in: chimica, farmaceutica, elettronica, bevande, consulenza informatica, attività scientifiche e professionali. Tavola 3.3 - Imprese con 10+ addetti, per grado di dinamismo e tipologia di reazione alla crisi (valori percentuali) Reazione delle imprese differenziata e dipendente dal loro dinamismo 15 Statiche in crisi: hanno subito la crisi ma non reagiscono; Statiche resilienti: non reagiscono perché non hanno subito la crisi Proattive in sofferenza: colpite duramente dalla crisi ma reagiscono; Proattive in espansione: poco colpite dalla crisi, non hanno modificato strategie; Proattive avanzate: hanno aumentato gli investimenti rispetto al 2019 In crisi Resilienti In sofferenza in espansione Avanzate Basso 29.7 36.8 11.3 18.0 4.0 100.0 Medio basso 22.6 32.8 14.7 24.8 5.1 100.0 Medio 10.4 20.1 11.3 39.4 19.0 100.0 Medio alto 6.0 19.8 9.5 42.2 22.5 100.0 Alto 1.6 10.0 8.4 42.7 37.4 100.0 Totale 17.3 27.3 12.3 30.8 12.3 100.0 Statiche Proattive Totale
  16. 16. • Elaborazione di una «mappa di solidità strutturale» nei confronti di crisi simili: • il 45% delle imprese con almeno 3 addetti (20,6% dell’occupazione e del 6,9% del valore aggiunto complessivi) è a “rischio strutturale”: nuovi shock comprometterebbero l’operatività. • Solo l’11% è solido, ma pesa per il 46,3% dell’occupazione e il 68,8% del valore aggiunto totali. • Nell’industria è a rischio il 33% delle imprese; nei servizi il 50% Figura 3.5 - Imprese con almeno 3 addetti, per grado di solidità strutturale e classe di addetti (a) (valori percentuali) Una mappa di solidità strutturale: fragili le piccole, solide le grandi 16 51,7 18,7 7,2 3,0 44,8 26,3 22,7 7,2 4,1 25,2 16,0 33,0 20,2 8,2 19,0 6,0 25,6 65,4 84,7 11,0 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 3-9 addetti 10-49 addetti 50-249 addetti 250 addetti e oltre Totale A rischio Fragili Resistenti Solide (a) La classificazione di solidità strutturale è basata sulle caratteristiche al 2018 delle imprese ancora attive nel 2020.
  17. 17. • Industria: 44.8% imprese a rischio strutturale, 15,2% fragile. Resistenti (21,8%) e solide (12,5%) rappresentano il 72% dell’occupazione e 87,2% del valore aggiunto. • Servizi: 49,8% delle imprese sono a rischio, il 22% sono fragili. Resistenti (17,8%) e solide (10,3%) rappresentano il 59,6% di occupazione e 81% di valore aggiunto • A rischio/fragili: attività a minore intensità di tecnologia/ conoscenza. • Resistenti o solide le unità in attività infrastrutturali, di business services e a elevato contenuto di conoscenza Figura 3.7 - Imprese per grado di solidità strutturale e settore di attività economica - Servizi (valori percentuali) Molte imprese a rischio strutturale, ma elevata la quota di valore aggiunto delle solide 17 (a) La classificazione di solidità strutturale è basata sulle caratteristiche al 2018 delle imprese ancora attive nel 2020.
  18. 18. • 4 imprese su 5 nel primo semestre 2020 hanno modificato il ricorso alle fonti di finanziamento a causa della crisi di liquidità. • Marzo-novembre: ricorso al credito bancario per 50% imprese con 3 addetti e oltre; per il 32,7% margini sulle linee di credito. Circa il 33% utilizza il credito commerciale • Aumenta la diversificazione degli strumenti al peggiorare della performance economica Figura 3.10 - Principali forme di finanziamento delle imprese. Anni 2011, 2018, 2021 (a) (Percentuali di imprese) La crisi di liquidità accelera la corsa al credito bancario 18 (a) Attivo = autofinanziamento; Banca = credito a breve, medio, lungo termine; Crediti commerciali = crediti commenrciali e leasing o factoring; Equity =mezzi propri, IPO, venture capital/private equity; Mercati finanziari = project finance, crowdfunding, minibond. 60,4 62,5 20,5 2,3 0,0 73,4 44,2 16,8 3,8 0,1 60,5 33,5 9,5 9,9 0,1 0 10 20 30 40 50 60 70 80 Attivo Banche Crediti com., leasing, rinegoziaz. Equity Obbligazioni, finanza innovativa 2011 2018 Giugno 2021
  19. 19. La specializzazione nei settori più colpiti dalle misure restrittive in termini di occupazione 19 Tessile Turismo Commercio e ristorazione Att. culturali e sportive Figura 4.1 - Coefficienti di localizzazione regionali degli addetti per i settori più coinvolti nella crisi COVID-19
  20. 20. • 4 categorie di rischio territoriale, sulla base di: stima della dinamica fatturato 2020, presenza di rischi operativi, capacità di attuare strategie di risposta • Circa 9% imprese ad alto rischio, circa 40% a rischio medio-alto. 7 regioni nel Mezzogiorno, 1 al Nord, 3 al Centro • Distribuzione degli occupati nelle classi di rischio territoriale: un terzo dell’occupazione in imprese a rischio alto e medio-alto. • 9 regioni con >40% occupazione in imprese a rischio Alto e medio alto: 7 nel Mezzogiorno, 1 al Centro, 1 al Nord • 6 regioni ad alto Rischio «combinato»: 6 regioni del Mezzogiorno, 1 al Centro. Figura 4.5 - Profilo di rischio operativo combinato Anno 2020 L’Indice di rischio territoriale e di rischio ‘combinato’ 20
  21. 21. • Indicatore sintetico di fragilità d’impresa su 4 elementi: quota unità locali micro, in settori a bassa intensità conoscenza e tecnologica, in comparti di attività sospese; stima valore aggiunto 2019-2020. • Su 610 Sl, 245 ad alta e medio-alta fragilità: ¾ al Centro-Sud. Anche al Nord Sl più fragili a vocazione turistica • Nord est e nord-ovest a fragilità più contenuta grazie a maggiore diversificazione produttiva, attività a più elevato contenuto di tecnologia e innovazione • Minore rischio dei Sl distrettuali grazie a elevata specializzazione • Minore rischio nelle principali realtà urbane, indipendentemente dalla localizzazione Figura 4.6 - Indice sintetico di fragilità territoriale. Anno 2020 (quintili) Un approccio granulare: indicatore sintetico di fragilità per Sistemi locali del lavoro | 21
  22. 22. Grazie dell’attenzione Gian Paolo Oneto | oneto@istat.it

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