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Dopoguerra e fascismo in Italia

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Dopoguerra e fascismo in Italia

  1. 1. Il primo dopoguerra in Italia e il fascismo
  2. 2. Le dinamiche politiche tra 1919 e 1921
  3. 3. L’Italia al termine della I guerra mondiale• L’Italia al termine della I guerra mondiale presentava i problemi degli altri stati dopo il conflitto• La riconversione produttiva delle imprese industriali• Flussi commerciali difficili• Deficit pesantissimo del bilancio statale• Inflazione molto alta
  4. 4. Operai, contadini, ceto medioSocialmente e politicamente• Gli operai recuperarono la libertà d’azione rivendicativa persa durante la guerra e lottarono per ottenre miglioramenti salariali e più voce in capitolo dentro le fabbriche. inoltre erano suggestionati dalla Rivoluzione d’ottobre e in alcuni settori mostravano velleità rivoluzionarie• I contadini erano, alla fine della guerra, più consapevoli dei loro diritti e decisi a farli rispettare, premendo sulle forze politiche, affinché le promesse fatte durante il conflitto venissero mantenute• I ceti medi, impiegati docenti piccoli commercianti, avevano sostenuto con forza la guerra e ne subirono le pesanti conseguenze economiche. Erano pronti a mobilitarsi e organizzarsi in difesa dei loro interessi e ideali
  5. 5. La nascita del Partito Popolare • I cattolici costruirono un partito politico, il Partito popolare italiano, grazie soprattutto all’azione di don Luigi Sturzo, sacerdote siciliano: 1919 • Il Ppi aveva un programma di impostazione democratica, ma era anche legato strettamente alla Chiesa cattolica • Il Vaticano voleva usare il Ppi come argine rispetto all’espansione del socialismo, ateo e materialista, e quindi ne sostenne la nascita e il consolidamento • Dentro il Ppi esistevano diverse “anime” : daiDon Luigi sindacati bianchi alla corrente clerico-moderataSturzo • La positività del Ppi stette nel dare una rappresentanza politica adeguata all’opinione pubblica cattolica, che il processo risorgimentale e i decenni postrisorgimentali avevano in parte emarginato, per le diffidenze reciproche che separavano liberali e cattolici
  6. 6. Il Partito socialista: riformisti e massimalisti • Il Partito socialista giunse a avere 200.000 tesserati nel 1920, e era la più importante forza politica italiana, almeno a livello numerico • Al suo interno esso rimaneva diviso tra la corrente riformista, minoritaria, che guidava il gruppo parlamentare; e quella massimalista, maggioritaria, che esprimeva il leader del Psi, Giacinto SerratiGiacinto Menotti Serrati • I massimalisti orientarono l’azione del PsiDirettore dell’”Avanti!” eleader massimalista verso l’obiettivo della repubblicadel Psi socialista,anche se la loro strategia era di non di spingere per un’azione rivoluzionaria sul modello dei bolscevichi, bensì di attendere la rivoluzione socialista, che ritenevano inevitabile
  7. 7. La formazione del Partito comunista • L’ala di estrema sinistra del partito, in cui vi erano diversi giovani intellettuali, tra cui Antonio Gramsci, Angelo Tasca e Palmiro Togliatti e Amedeo Bordiga, avrebbe voluto “fare come in Russia” in modo più deciso: un’azione rivoluzionaria di tipo bolscevico • Gramsci, sardo, ma attivo a Torino, e in contatto con gli ambienti operai più radicali, aveva costituito un gruppo politico intorno alla rivista “L’Ordine Nuovo” , e la sua idea era di riproporre anche inAmadeo Bordiga Italia l’esperienza dei soviet • I soviet dovevano essere sia uno strumento di lotta alla società borghese, sia la base per una futura repubblica socialista • Bordiga, napoletano, riteneva invece necessario creare un partito rivoluzionario sul modello di Lenin • Nel 1921, dopo che i socialisti massimalisti decisero di non aderire alle imposizioni del II congresso del Comintern e di non espellere i riformisti dal Psi, i gruppi di Gramsci e Bordiga a Livorno, duranteSimbolo del Pcd’I il congresso del partito, abbandonarono il Psi • Venne costituito il Partito comunista d’Italia, che aveva una base elettorale non ampia e un programma politico leninista Palmiro Togliatti
  8. 8. Gli errori politici dei socialisti• I socialisti, in quegli anni cruciali del primo dopoguerra, commisero due fondamentali errori politici• La radicalizzazione delle posizioni politiche sul modello bolscevico impedì ogni collaborazione con le forze politiche democratico - borghesi, che rifiutavano la prospettiva di una rivoluzione russa in Italia, e soprattutto l’idea di una dittatura del proletariato• La condanna persistente da parte dei massimalisti dell’esperienza bellica, dell’interventismo e di una prospettiva politica “nazionale” provocarono la profonda avversione verso il socialismo da parte dell’opinione pubblica piccolo-borghese (che di quelle idee era stata sostenitrice), e diedero argomenti antisocialisti all’azione politica dei gruppi “nazionalisti”, che invece difendevano i valori della vittoria• L’effetto di questi errori strategici fu l’isolamento del movimento operaio, forte numericamente, ma privo di margini di azione politica.
  9. 9. La costituzione dei Fasci di combattimento • Il 23 marzo 1919, a Milano, in Piazza S. Sepolcro, si costituì un nuovo movimento politico, i “Fasci di combattimento” , che per il momento si collocò a sinistra, ma che aveva posizioni politiche più orientate verso il nazionalismo e che rifiutava la prospettiva politica socialista • Il suo fondatore era il direttore del “Popolo d’Italia” Benito Mussolini, che radunò intorno a se esponenti politici dalle posizioni più disparate: ex combattenti, inPiazza S.Sepolcro a Milano primo luogo; ex socialisti; nazionalisti; sindacalisti rivoluzionari; repubblicani • Per quanto il movimento non avesse grande seguito, si segnalò subito per il suo modo di intendere la politica, che aveva come strategia l’azione diretta, anche violenta, per l’affermazione delle idee e degli obiettivi dei “Fasci” • La novità emerse subito, il 15 aprile ‘19, quando esponenti dei “Fasci” si scontrarono con un corteo socialista a Milano e conclusero l’azione con l’incendio della sede dell’ “Avanti!”,il quotidiano socialista Tessera di un “Fascio”
  10. 10. Gli esiti di Versailles per l’Italia • In questo quadro di notevole dinamismo politico interno si inserì anche la vicenda relativa alle trattative di pace di Versailles, nelle quali l’Italia aveva ottenuto due grossi successi: • 1. la dissoluzione dell’Impero asburgico, suo avversario storico • 2. l’annessione delle terre irredente, che completarono il processo risorgimentale • Orlando e Sonnino, che trattavano per l’Italia a Versailles, non ottennero però la Dalmazia, che era stata promessa nel patto di Londra del ‘15 all’Italia, e che andò invece alla neonata Jugoslavia, per opera soprattutto del presidente statunitense Wilson • E soprattutto non ebbero la città di Fiume, anch’essa in Dalmazia, città dove la popolazione italiana era in maggioranza, ma che non poteva essere annessa all’Italia sia perché fin dal Patto di Londra doveva rimanereNitti in una all’Impero asburgico, sia perché era in territorio jugoslavocartolina di • Al ritorno in Italia, Orlando si dimise a causapropaganda dell’insuccesso e al suo posto Vittorio Emanuele III incaricòelettorale del 1921 Francesco Saverio Nitti di formare il governo
  11. 11. La sindrome da “vittoria mutilata”• Una gran parte dell’opinione pubblica italiana rimase frustrata dalla conclusione delle trattative di pace a Versailles• Gli ex alleati dell’Intesa erano visti come “traditori” perché avrebbero tolto all’Italia quanto le spettava per avere vinto la guerra• La classe politica italiana era considerata fallimentare, a causa della sua incapacità di difendere gli interessi nazionali• Il poeta Gabriele D’Annunzio promosse una campagna di propaganda all’insegna dello slogan per il quale la vittoria italiana era stata mutilata da quanto accaduto a Versailles
  12. 12. La sedizione militare di Fiume • Al termine dell’estate, il 12 settembre 1919, lo stesso D’Annunzio si mise a capo di un gruppo eterogeneo formato da soldati ribelli e da volontari che con una spedizione militare occupò la città di Fiume, secondo la strategia del “fatto compiuto” • D’Annunzio voleva dimostrare che la capacità d’iniziativa di minoranze ardite poteva risolvere situazioni compromesse dallo scarso coraggio dei governi • Il poeta dichiarò che era stata costituita la “Reggenza del Carnaro” e proclamò che la città era stata annessa all’Italia • Questo fu un colpo molto duro contro lo stato liberale, in quanto si trattava di una sedizione militare: a essa parteciparono quadri e ufficiali dell’esercito, era sostenuta dagli ambienti militari più reazionariD’annunzio“generale” • Il governo Nitti non volle usare la forza contro i “fiumani”a Fiume perché l’impresa ebbe un forte sostegno popolare e militare • La sua credibilità internazionale ne uscì compromessa, in quanto dimostrò incapacità di far rispettare i patti sottoscritti poche settimane prima
  13. 13. Fiume come laboratorio politico delle dittature reazionarie degli anni ‘20 e ‘30 • L’ “impresa” di Fiume fu uno strano laboratorio politico, in cui si trovarono mescolati: ex ufficiali con velleità da colpo di Stato; politici in cerca di collocazione; idealisti e avventurieri; nazionalisti e sindacalisti rivoluzionari; esuli scontenti dagli esiti di Versailles • L’ala anarchica di Alceste de Ambris voleva lanciare da Fiume l’appello a un’insurrezione in Italia, che si sarebbe conclusa con una “marcia su Roma” per cacciare il governo • A Fiume furono anche “sperimentati per la prima volta formule e rituali collettivi (adunate coreografiche, dialoghi tra il capo carismatico e laFrancobolloemesso a Fiume folla) che sarebbero stati applicati su ben più largadurante scala dai movimenti autoritari degli anni ‘20 e ’30”l’occupazione del (Sabbatucci-Vidotto)1919 -20
  14. 14. La fine dell’avventura fiumana• L’occupazione di Fiume durò circa un anno• Essa fu però indebolita dalle divisioni interne agli occupanti; dalle difficoltà economiche crescenti del territorio, che suscitarono moti di protesta della popolazione; dall’ iniziativa diplomatica avviata da Nitti, e poi conclusa dal governo di Giolitti, per giungere a un accordo con la Jugoslavia, in modo da concedere alla popolazione di Fiume condizioni di favore• Nella conferenza di Rapallo del 1920, italiani e jugoslavi si accordarono per il riconoscimento di Fiume come città libera (diventò italiana nel 1924) e per la rinuncia dell’Italia alla Dalmazia, tranne la città di Zara che le fu assegnata• Le truppe italiane regolari costrinsero poi D’Annunzio e i suoi a lasciare la città alla fine del 1920.
  15. 15. L’inizio del “biennio rosso” in Italia• Il clima politico e sociale in Italia prima delle elezioni del ‘19 era molto irrequieto• I prezzi salirono a livelli molto elevati• Questo determinò in molte città diverse tumulti contro il caro-vita• Cominciò così un periodo che fu chiamato “biennio rosso”, segnato da agitazioni, scioperi, tumulti, occupazioni di stabilimenti, in cui ebbero un ruolo decisivo la Cgl, il Psi e la sinistra radicale in cui si riconoscevano politicamente buona parte degli operai e una parte consistente dei contadini• Aumentarono di quasi 6 volte tra 1919 e 1920 rispetto al 1918 gli scioperi nell’industria, che raggiunsero la quota mai vista in Italia di 1 milione di scioperanti• Gli scioperi nei servizi pubblici, anch’essi molto numerosi, determinarono disagi e rabbia tra l’opinione pubblica borghese e piccolo-borghese
  16. 16. Il biennio rosso
  17. 17. Il biennio rosso nelle campagne: leghe bianche e leghe rosse• Anche le campagne furono coinvolte da numerosi, lunghi e violenti scioperi• Nelle zone rurali i sindacati bianchi (cattolici) e quelli rossi (socialisti) erano in forte competizione per acquisire il sostegno dei contadini e guidarne le azioni rivendicative• i sindacati rossi avevano la prevalenza nella Bassa Padana e in Italia centrale(Emilia, Romagna, Toscana, Marche), mentre il rapporto tra bianchi e rossi era più equilibrato tra Piemonte, Lombardia e Veneto• Le leghe bianche avevano come obiettivo la diffusione delle forme di compartecipazione alla proprietà agricola, come la mezzadria, e in generale allo sviluppo della piccola proprietà• Le organizzazioni rosse puntavano invece alla “socializzazione della terra”• Nell’estate del ‘19 si rivididero, soprattutto nel Meridione, forme di lotta antica, ma ricorrenti: le occupazioni delle terre, in particolare i latifondi• Le lotte sindacali di questo periodo, sia nelle città, sia nelle campagne, rimasero reciprocamente estranee o ostili
  18. 18. Elezioni del 1919: il nuovo sistema proporzionale• Le elezioni del ‘19 furono tenute secondo il sistema di rappresentanza proporzionale, con il quale si confrontavano tra loro le liste, e non i singoli candidati (come avveniva nel precedente sistema uninominale maggioritario)• Ovviamente le forze politiche ottenevano seggi in proporzione ai voti ottenuti• Questo sistema di voto favoriva i partiti, organizzati sul piano nazionale, e danneggiava i gruppi formati da “notabili”, come quelli legati alla vecchia classe politica liberale, ad esempio i giolittiani
  19. 19. Le elezioni del 1919 Sinistra seggi Destra seggi Radicali 53 Liberali di Salandra 23 Socialisti ind.- 22 Partito economico, Partito 15 Soc.riformisti agrario, Gruppo misto “Rinnovamento” 33 Democrazia liberale (Giolitti) 91 Psi 137 Popolari 99I gruppi liberal-democratici si presentarono divisi alle elezioni e persero così la maggioranza assoluta (rispetto al 1913 passarono da 300 a 200 seggi circa) Il Psi fu il primo partito, 1.800.000 voti, pari al 32% Il Partito popolare fu il secondo partito per numero di voti, 1.160.000 voti Il sistema proporzionale sfavoriva la formazione di maggioranze omogenee L’unica maggioranza che fu possibile formare univa popolari e liberal-democratici Il Psi rifiutava ogni alleanza o collaborazione politica con partiti “borghesi”I fasci di combattimento presentatisi a Milano ottennero poche migliaia di voti
  20. 20. Governo Giolitti (1920-21)• Il governo di Nitti fu indebolito dall’esito elettorale e si dimise a metà del 1920• Gli successe un governo guidato da Giolitti, allora ottantenne, che governò per un anno• Liberalizzò il prezzo del pane, che era stato mantenuto basso a spese dell’erario• Non riuscì a tassare i titoli azionari e i profitti di guerra, nonostante questo facesse parte del programma di Giolitti• Giolitti non realizzò la sua tradizionale politica di contenere le iniziative del movimento operaio, aprendo verso alcune richieste di riforme che venivano da esso
  21. 21. L’occupazione delle fabbriche• Nella seconda metà del 1920 si verificò un evento di significato storico cruciale, l’occupazione delle fabbriche da parte degli operai metalmeccanici• L’occupazione si inserì nella dura vertenza in atto tra gli imprenditori metalmeccanici, che dovevano riconvertire le proprie aziende dalla produzione bellica a quella “pacifica” e quindi avevano cominciato una serie di licenziamenti di quanti, assunti nelle fabbriche in guerra, erano adesso considerati in esubero, e di riduzioni salariali• E i lavoratori dell’industria, che formavano una categoria forte e decisa, guidata dalla Fiom (Federazione italiana operai metalmeccanici), organizzazione della Cgl• Tuttavia nelle fabbriche si erano sviluppati anche i primi consigli di fabbrica, eletti dai lavoratori, e stimolati dall’iniziativa del giornale di Gramsci “Ordine nuovo”, che nei consigli vedeva una versione italiana dei soviet
  22. 22. L’occupazione: inizio e modalità• La vertenza, dopo che la tensione aveva cominciato a salire dalla primavera, cominciò a fine agosto 1920 quando gli industriali, che non volevano trattare sulle rivendicazioni sindacali relative a orario di lavoro e salari, decisero la serrata, cioè la chiusura degli stabilimenti• La Fiom ordinò allora ai suoi aderenti di occupare le fabbriche• Tale occupazione fu estesissima, circa 400.000 operai ne furono coinvolti• Le modalità di azione erano molto simili dappertutto: dopo l’occupazione, sui tetti della fabbrica era issata la bandiera rossa; veniva organizzato un servizio di vigilanza armata, gestito dagli operai stessi, che si chiamarono “guardie rosse”; il lavoro, se possibile, veniva proseguito dagli lavoratori stessi, senza la guida dei dirigenti e dei manager• In realtà il movimento era imponente, ma scarsamente incisivo sul piano concreto: “fare come in Russia” era improbabile perché gli operai per avviare un processo rivoluzionario avrebbero dovuto collegarsi alle altre lotte in atto (soprattutto nelle campagne) e perseguire concretamente l’obiettivo di prendere il potere”
  23. 23. Dal “fare come in Russia” agli accordi economici• La Cgl riuscì a far passare la sua linea, più economicista: lo scontro doveva avere in primo luogo obiettivi economici e puntare al controllo sindacale sulle aziende• Giolitti, come al solito,mediò nella vertenza, senza far intervenire le forze dell’ordine per soffocare le occupazioni, come avrebbero,invece, voluto gli imprenditori• Il 19 settembre l’accordo tra imprenditori e sindacati fu raggiunto grazie alla mediazione di Giolitti• I sindacati riuscirono a far passare tutte le loro richieste economiche e fu formata una inutile commissione mista di esperti industriali e sindacali per avviare l’avvio del controllo sindacale sulle aziende
  24. 24. Gli effetti negativi dell’occupazione e la fine del “biennio rosso”• I venti giorni di settembre furono un successo economico per il sindacato e per gli operai, ma portarono effetti negativi nelle settimane e mesi successivi• I sindacati scontarono un senso di delusione da parte di molti operai, che avevano intravisto la possibilità di una rivoluzione russa (in realtà improbabile) e li accusarono di tradimento.• I socialisti furono attaccati da più parti, dall’interno del movimento operaio, perché si erano dimostrati timidi e incerti nei giorni caldi della crisi e non l’avevano spinta verso esiti “rivoluzionari”.• Il gruppo dell’”Ordine nuovo” affrettò il processo di distacco dal Psi, che porterà alla fondazione del Pcd’I• Gli imprenditori, a loro volta, erano irritati per il comportamento del governo, che li aveva spinti a accettare un accordo economicamente sfavorevole• Di fatto, l’occupazione delle fabbriche mise fine al “biennio rosso” in Italia
  25. 25. Lo squadrismo fascista
  26. 26. Il simbolo del movimento riprende il fascio che veniva portato dai littori nell’anticaRoma, quando accompagnavano i magistrati Il “covo”: l’ufficio usato da Mussolini, a Milano, Il fascio rappresenta quindi come direttore de “Il popolo d’Italia” dal 1915 al giustizia e unità 1920Il “combattimento” si riferisce sia all’attitudine del movimento orientato all’uso della forza edella violenza, ma anche agli ex combattenti che erano il cuore dei fasci
  27. 27. La strategia fascista alla fine del biennio rosso • Durante il biennio rosso, il movimento fascista aveva avuto un ruolo marginale • La sostanziale difficoltà del socialismo e del sindacato spinse Mussolini a attuare un’iniziativa decisa per contrastare con successo il Psi e le organizzazioni a esso legateSquadra d’azione “Filippo • I Fasci costituirono “squadre d’azione”,Corridoni” di Fermo (An) con le quali intendevano affermare gli obiettivi del movimento con l’uso della forza e della violenza, da esercitare soprattutto contro i socialisti, ma anche contro i “bianchi”, in particolare nelle campagne.
  28. 28. La situazione nelle campagne controllate dalle leghe rosse• Nelle zone rurali specie della Bassa Padana, le leghe rosse esercitavano un forte controllo economico e sociale• Contando su un largo sostegno di iscritti, esse contrattavano con i proprietari modi e tempi di lavoro, e avevano ottenuto miglioramenti salariali notevoli per i contadini• L’aspetto negativo di questo sistema pervasivo, fatto anche di cooperative e associazioni, stava nel fatto che chi ne rimaneva fuori, era escluso dal mercato del lavoro• Inoltre i socialisti erano forti abbastanza da guidare buona parte dei comuni della Bassa Padana• I proprietari accettavano la situazione, perché vi era convenienza anche per loro, in quanto le leghe rosse garantivano il lavoro e contrattavano i salari. Anche i mezzadri e i piccoli affittuari si erano adattati al sistema• Tuttavia, le aspirazioni di questi ultimi a ottenere miglioramenti della loro condizione che passavano attraverso l’acquisizione di piccole proprietà terriere non erano soddisfatte da un’organizzazione socio-economica di questo tipo, più favorevole ai braccianti.
  29. 29. L’episodio di Palazzo d’Accursio, 21 novembre1920• Il movimento fascista colse queste contraddizioni e vi si inserì, attraverso la sua strategia della violenza• Il primo episodio che manifestò la novità dell’azione politica fascista avvenne a Bologna, dove il 21 novembre 1920 le squadre d’azione impedirono l’insediamento della giunta comunale massimalista a Palazzo d’Accursio, per evitare che i socialisti esponessero al balcone del palazzo la bandiera rossa al posto di quella tricolore• Ne vennero incidenti e violenze gravi tra guardie rosse, squadre fasciste e forze dell’ordine regolari• Sembra che le guardie rosse abbiano tirato, per errore, bombe a mano nel cortile del palazzo dove si erano rifugiate persone che cercavano di sfuggire alle violenze fasciste in Piazza, uccidendo dieci persone• I fascisti ottennero comunque il loro scopo, il consiglio fu dichiarato decaduto dal prefetto, e al posto della giunta regolarmente eletta fu insediato al potere un commissario prefettizio• Nelle settimane seguenti le squadre fasciste si scatenarono in tutta l’Emilia e la Romagna per punire, dicevano loro, i socialisti veri nemici del popolo.• Lo squadrismo si espanse in tutto il centro – Italia e qualche episodio si verificò anche nel Nord: zone squadriste furono Emilia, Toscana e Venezia- Giulia, e nel sud la Puglia
  30. 30. Le azioni delle squadre fasciste • Il modus operandi delle squadracce era simile dappertutto • Partivano dai centri urbani in gruppi su camion, armati di bastoni e spranghe, e con fucili e pistole prese dai magazzini dei reggimenti o ricevute dalle associazioni agrarie; raggiungevano le zone rurali e qui scatenavano le loro azioni violente contro le sedi del Psi, delle leghe rosse, delle Camere del lavoro e contro i municipi governati da socialisti • Molti furono picchiati, bastonati, umiliati, e, in diverse circostanze, costretti a lasciare non solo il loro incarico, politico o istituzionale, ma anche il loro paese o la loro città • Nei mesi a cavallo tra 1920 e 1921 molti consigli comunali furono forzati a dimettersi a causa delle azioni fasciste e molte leghe rosseTra il 1919 e il 1922 le azioni furono scioltedelle squadre fasciste • Spesso gli ex aderenti alle leghe rosse furonoportarono a un numero di morti costretti dai fascisti a entrare lorooscillante tra 2000 e 3000 tra i organizzazioni, che si ponevano, tra gli obiettivisocialisti e circa 700 fascisti (di facciata più che altro, lo sviluppo della piccola proprietà agricola.
  31. 31. L’ideologia fascista • Il fascismo volle presentarsi come il movimento che proseguiva il discorso nazionale e patriottico del Risorgimento. • I caduti nella guerre nazionali (compresa la Grande guerra) erano la base sulla quale ricostruire l’Italia come grande nazione • Per ricostruire l’Italia era necessaria la compattezza della nazione, per cui ogni divisione nella società e tra le forze politiche andava eliminata anche e soprattutto con la forzaSquadra d’azione fascista diRota d’Imagna (Bg), 1923 • Sulla base di questi presupposti i fascisti presentarono le violenze contro i socialisti come la via per ristabilire l’unità dell’Italia • Anche il sistema parlamentare e la dialettica politica tra idee e forze diverse erano per i fascisti un male per l’unità nazionale, quindi andavano superati
  32. 32. SIMBOLOGIA FASCISTA L’avversario attaccato dalle squadre viene I fascisti hanno una divisa catturato e costretto a bere olio di ricino, un che li contraddistingue: purgante che determina scariche diarroiche ricorda l’abbigliamento Le aggressioni Il prigioniero si riempie così delle proprie feci militare, la camicia è nera agli avversari e a quel punto, se possibile, viene costretto a e su di essa vi sono simboli avvengono con attraversare in quelle condizioni i luoghi pubblici,di morte, come accadeva alle mazze e bastoni, poi viene lasciato libero Sturmtruppen tedesche oltre che con armi dadurante la Grande guerra e ai fuoco. Il messaggio simbolico è chiaro:Freikorps della Repubblica di Bastone e l’avversario se la fa addosso, come succede a Weimar manganello sono chi non ha il controllo dei proprio corpo, un Questi simboli mortuari parte dell’immagine bambino o un vecchio, e quindi non è un vero esprimono il disprezzo, dello squadrista uomo. frutto della forza e del coraggio, verso la morte, ma anche l’attrazione per essa
  33. 33. Finanziatori, sostenitori e composizione delle squadre• Le squadre fasciste furono appoggiate,anche economicamente, dai proprietari terrieri, che le usarono come strumento capace di ridurre e poi eliminare il potere delle leghe rosse• L’opinione pubblica antisocialista, anticomunista e antisindacalista vide nel fascismo una difesa contro il pericolo rivoluzionario• Le squadre, in quei mesi del 20-21, aumentarono in quantità, reclutando persone che appartenevano ad ambiti eterogenei: ex ufficiali dell’esercito, che dopo la guerra non trovavano posto nella società civile; piccolo-borghesi, che vedevano in esse una via per affermarsi politicamente; ragazzi giovani e giovanissimi, che non avevano avuto l’età per partecipare alla guerra e erano spinti dal desiderio di combattere i “nemici della patria”
  34. 34. Cosa e chi aiutò l’affermazione fascista• Il successo dei fascisti fu dovuto all’uso deciso e inedito della violenza come strumento di lotta politica• Fu favorito dagli errori dei socialisti, divisi tra loro, incerti sulla strategia da attuare per contrastare questi nuovi avversari politici, e quindi vulnerabili• Tuttavia vi sono anche precise responsabilità dello Stato e dei suoi apparati, che facilitarono le iniziative delle squadre• 1. la forza pubblica• II. la magistratura• III. il governo di Giolitti
  35. 35. I fiancheggiatori “passivi” del fascismo• Le forze dell’ordine, in diverse circostanze, non intervennero con decisione contro i fascisti e spesso lasciarono loro la libera iniziativa , perché li videro come alleati nella lotta contro i sovversivi (ovviamente i socialisti)• La magistratura non usò contro i fascisti la medesima autorità e severità che impiegava invece contro i “rossi”, limitandosi a condanne blande• Il governo di Giolitti, a sua volta, pur richiamando i prefetti a mantenere l’ordine, non si impegnò a contrastare le iniziative illegali e criminali delle squadre• Giolitti vedeva nel movimento fascista un uno strumento utile a controllare le pretese dei socialisti e dei popolari, e pensava di poterlo inserire, terminata la sua fase violenta, dentro le istituzioni parlamentari e rappresentative, all’interno della maggioranza moderata-conservatrice
  36. 36. La strategia di Giolitti e il successo di Mussolini• Giolitti volle, infatti, approfittare delle nuove dinamiche politiche createsi in quei mesi e spinse il re a convocare le elezioni nel maggio 1921• Il suo obiettivo era di “imbrigliare la la violenza fascista inglobando la sua dirigenza dentro una coalizione che andasse dai fascisti ai social-riformisti di Bonomi in una prospettiva di governo di salvezza nazionale” (D. Consiglio)• I moderato-conservatori formarono i blocchi nazionali, ovvero liste di coalizione che aggregavano liberali, democratici, repubblicani, nazionalisti, in cui furono candidati anche esponenti politici fascisti, con l’obiettivo di fermare l’espansione elettorale del Psi e del Ppi• “I fascisti ottenevano così una legittimazione da parte della classe dirigente, senza per questo dover rinunciare ai metodi illegali” (Sabbatucci-Vidotto)• In effetti le violenze dei fascisti non si interruppero neppure durante la campagna elettorale, e influirono sul voto
  37. 37. I risultati delle elezioni del maggio 1921 Gruppi Seggi I socialisti ebbero una flessione Psi 123 importante (7%), ma minore di Ppi 108 quanto atteso, considerando le Blocchi nazionali 105 violenze fasciste che li colpirono e la(giolittiani + Associazione (giolittiani 50, nazionalisti scissione del Pcd’I nazionalista italiana + 17, fascisti) fascisti 38) Partito liberale 68 I gruppi liberali guadagnarono voti democratico rispetto al ‘19, ma non in misura tale Partito liberale 43 da poter controllare il ParlamentoPartito democratico sociale 29 Aumentarono i consensi dei Pcd’I 15 popolari (8 seggi in più rispetto al Partito repubblicano 6 1919) italiano Partito dei Combattenti 10 La vera novità furono i 38 deputati fascisti, (alle elezioni precedenti i Slavi e tedeschi 9 fascisti avevano ottenuto solo poche Partito economico 5 migliaia di voti) capeggiati da Mussolini, eletto a Milano Socialisti indipendenti 1 Fasci di combattimento 2
  38. 38. L’inutile “pacificazione” tra fascisti e Psi • Pochi giorni prima del voto Mussolini aveva dichiarato di essere in disaccordo con la politica di Giolitti e che non avrebbe appoggiato una sua candidatura come capo del governo • Con il voto raggiunse il suo obiettivo politico, quello cioè di essere non solo un attore degli equilibriIvanoe precari del dopoguerra, ma il protagonista Dino GrandiBonomi determinante dello scenario politico • A luglio Giolitti si dimise, e il re scelse come nuovo Presidente del consiglio Ivanoe Bonomi, ex socialista • Bonomi mediò tra socialisti e fascisti, che firmarono un patto di pacificazione, in cui, genericamente, entrambi rinunciavano all’uso della violenza • Il patto però fu osteggiato dai fascisti intransigenti, R. Farinacci identificabili con i capi locali del movimento, detti ras, in particolare: Dino Grandi, di Bologna; Roberto Farinacci, a Cremona; Italo Balbo, a Ferrara • Questi prefigurarono la possibilità di sfiduciare Mussolini Italo Balbo
  39. 39. Il fascismo da movimento a partito • All’inizio di novembre del 1921, si tenne a Roma il congresso dei Fasci che rinunciarono al patto di pacificazione • Mussolini sapeva di avere bisogno dell’uso della forza garantito dal fascismo agrario, per questo fece rientrare il dissenso interno con questa rinuncia • I capi locali a loro volta sapevano che la guida politica di Mussolini era importante, quindi accettarono la sua proposta di trasformare ilSimbolo del Pnf movimento, molto più libero nelle sue azioni, in un partito, molto più vincolato e gerarchico • Fu così decisa dal congresso la nascita del Partito nazionale fascista,Pnf. il cui primo segretario fu Michele Bianchi, stretto collaboratore di Mussolini • Mussolini fu acclamato “duce”, cioè condottiero del partito • Le squadre furono incorporate nel partito, costituendo una milizia privata del Pnf, fatto del tutto illegaleMichele Bianchi
  40. 40. I militanti del Pnf, 1921Aderenti al Pnf nel 1921 per percentuali appartenenza sociale e professionale Commercianti e 9,1% esercenti Industriali 2,8% Professionisti 6,6% Proprietari terrieri, 11,9% piccoli proprietari, affittuari Impiegati 14,5% Insegnanti 1,1% Studenti 13% Lavoratori 15,4% Fonte: A.B.Banti, dell’industria Il senso del tempo,Lavoratori della terra 24,2% Roma-Bari, Laterza, 2012 Lavoratori del mare 1%
  41. 41. Il 1922
  42. 42. Il governo di Luigi Facta • Il governo Bonomi entrò in crisi all’inizio del 1922, ma i popolari, parte della maggioranza, si opposero a un incarico per Giolitti • Fu formato un nuovo dicastero guidato da Luigi Facta, uomoLuigi Facta politico legato a Giolitti • Il governo di Facta rimase in carica fino alla fine di ottobre 1922, mostrando una debolezza profonda sfruttata pienamente dal fascismo
  43. 43. La strategia fascista: legalità apparente e illegalità tollerata• Il fascismo era ormai una forza politica molto vasta (200.000 iscritti), che godeva di un sostegno importante da parte soprattutto della piccola borghesia, ma che era visto con simpatia anche da molti ambienti del potere economico, nonché dalle forze dell’ordine, dall’ esercito, dai prefetti e dalla magistratura.• Mussolini spinse decisamente il Pnf fuori dai suoi limiti di movimento agrario• Egli lavorava politicamente su due fronti: la manovra politica a livello parlamentare e l’azione diretta condotta dalle squadre• La prima parte del 1922 fu segnata da iniziative fasciste sempre più violente e impunite, concentrate soprattutto nelle provincie a maggiore presenza socialista.• Con l’uso della violenza e delle armi, e con la compiacenza delle autorità istituzionali e delle forze dell’ordine, i fascisti presero il controllo di città padane come Bologna , Ferrara e Cremona.• “I fascisti,mettendo in discussione attraverso la violenza, la legittimità anche della mera esistenza di alcune forze politiche parlamentari, stavano reinventando gli spazi dello Stato di diritto e riscrivendo la costituzione materiale dell’Italia liberale” (Giulia Albanese)
  44. 44. L’impotenza socialista• Il governo di Facta apparve chiaramente incapace di gestire la situazione e di garantire la legalità.• I socialisti e il movimento sindacale rimasero spiazzati di fronte al fenomeno fascista, che non riuscirono a contrastare efficacemente né sul piano politico, né sotto l’aspetto dell’azione popolare• Due decisioni si rivelarono inutili e sbagliate• 1. in luglio il gruppo parlamentare socialista guidato da Turati diede la disponibilità a sostenere un governo democratico, contro la linea politica del Psi• 2. In agosto la Cgl decise di organizzare uno sciopero generale in difesa della libertà costituzionali. Lo sciopero fu fallimentare negli esiti, ma scatenò ulteriormente la violenza dei fascisti, che affermando di voler garantire ordine e legalità assaltarono sezioni del Psi, Camere del lavoro, circoli e sedi dei giornali legati al socialismo• In particolare furono vittime delle violenze fasciste le città più legate al Psi: Milano, Genova, Livorno, Ancona, Parma
  45. 45. Un episodio della violenza fascista: Milano, agosto 1922• Nel tardo pomeriggio del 3 agosto un gruppo di persone, in apparenza riunitosi spontaneamente, ma nella realtà guidati dai fascisti, preme contro le porte di Palazzo Marino, sede del comune• La polizia, a difesa delledificio, si scansa e lascia entrare la calca, mentre Gabriele DAnnunzio, che si trova a Milano viene chiamato ad arringare la folla presente con un discorso dal balcone del Municipio. Il giorno successivo, il procuratore generale Antonio Raimondi dichiara che quanto è accaduto non costituisce motivo di reato, e il prefetto Lusignoli esautora lamministrazione, firmando un decreto con il quale nomina un commissario prefettizio• Altre rappresaglie si scatenano contro socialisti e comunisti: un camion si lancia contro la porta del circolo comunista di via Cellini, i fascisti vi penetrano dando fuoco a documenti e suppellettili: altri circoli sono assaltati, Abbandonata la sede del Municipio, i fascisti, sotto la guida del capitano Forni, che pronuncia un discorso per spingere i suoi a "riprendere la marcia verso la rigenerazione del paese, guastato dal sovversivismo", intraprendono un corteo per la città, cantando Giovinezza.• Giunti sotto la sede del giornale socialista "Avanti!" lo assaltano. La forza pubblica a difesa delledificio, cui erano stati aggiunti anche dei bersaglieri, sta schierata lungo il muro di cinta: distratti dallarrivo del corteo fascista, non si accorgono che un altro manipolo di camicie nere, più numeroso, sopraggiungendo dalla parte opposta, riesce ad aprire una breccia nel muro, penetrando nella sede del giornale. Quando si sentono i primi scoppi lincendio è ormai divampato dalle numerose bottiglie incendiarie lanciate dagli squadristi allinterno delledificio, dove gli operai sono intenti al lavoro. La lentezza di reazione sia della forza pubblica che dei vigili del fuoco, accorsi con molto ritardo, favorirono la propagazione dellincendio dal pianterreno fino al primo piano, rovinando completamente i macchinari e mettendo nello stesso tempo in grave pericolo la stabilità delledifico stesso. La gente del quartiere e gli antifascisti si riversano per strada: rivoltellate, bombe e corpo a corpo contro i fascisti proseguono per ore fino a tarda notte.• Le forze dell’ordine sparano indiscriminatamente, e tra i morti vi sono anche tre squadristi
  46. 46. La conquista del potere come unica prospettiva• Mussolini aveva già prospettato la volontà fascista di forzare la legalità istituzionale e di procedere a iniziative per la conquista del potere in un discorso parlamentare dell’estate 1922 con il quale motivava la decisione di non votare più la fiducia al governo dopo l’occupazione fascista del potere a Cremona• Nel frattempo continuava le trattative con i liberali per entrare in un nuovo governo; rassicurava la monarchia con la sconfessione del suo passato di repubblicano; otteneva la benevolenza degli industriali, affermando di voler dare spazio all’iniziativa privata• “Solo insediandosi al potere il partito avrebbe potuto andare incontro alle aspettative delle masse ormai ingenti che si raccoglievano nelle sue file ed evitare il pericolo di una reazione di rigetto da parte di quelle forze moderate che, avendo appoggiato lo squadrismo in funzione antisocialista,avrebbero potuto ritenere ormai esaurito il suo ruolo” (Sabbatucci - Vidotto)• Tra agosto e ottobre i fascisti cominciarono a parlare, in modo sempre più di un’azione che veniva chiamata “marcia militare su Roma”, oppure, apertamente, “colpo di stato”, e, nel frattempo costituirono un corpo paramilitare, la “milizia fascista”guidata da Cesare Maria De Vecchi
  47. 47. La strategia del colpo di stato “annunciato”• “La scelta di questa strategia va messa in relazione con le particolari circostanze politiche in cui l’avvenimento si realizzò: le forze a disposizione dei fascisti non erano tali da consentire, né far sperare, un esito vittorioso nell’eventualità di uno scontro, qualora lo Stato avesse fatto ricorso a tutte le sue forze per contrastarlo• Per questo il discorso a metà segreto e a metà pubblico relativo alla marcia, accompagnato da una parte, dalle dichiarazioni di fedeltà al sovrano e, dall’altra, dalle dichiarazioni di amicizia nei confronti dell’esercito, serviva a preparare il terreno per una sollevazione in cui né il sostegno del sovrano né quello dell’esercito erano garantiti, pur essendo assolutamente necessari• Lo stesso frequente ricorso alla violenza nella retorica fascista, come pure il continuo tono di sfida nei confronti dello Stato, rendevano meno problematica l’assenza di segretezza nel preparare la marcia su Roma: nessuno, infatti, credeva fino in fondo a quanto dicevano i fascisti, anche se alle loro parole frequentemente corrispondevano i fatti “(Giulia Albanese)
  48. 48. La preparazione della marcia su Roma • A metà ottobre 1922 a Milano una riunione Emilio De Bono pianificò la marcia su Roma, che sarebbe stata guidata dai “quadrumviri per la rivoluzione”: De Bono, Balbo, De Vecchi e Bianchi • In realtà era un piano che non riguardavaItaloBalbo solo Roma e prevedeva l’occupazione degli edifici pubblici nelle città più importanti; il concentramento di camicie nere in quattro zone di Roma; un ultimatum a Facta affinché Cesare cedesse il potere; l’entrata a Roma e la presa De Vecchi di possesso dei ministeri. • Era previsto anche un piano alternativo in caso di sconfitta dell’iniziativa, per cui le milizie fasciste avrebbero ripiegato verso Michele Bianchi l’Italia centrale, costituito in una città di questa zona un governo fascista, per poi radunarsi in Val Padana e tornare all’attacco di Roma
  49. 49. La natura della marcia su Roma • La cosiddetta marcia su Roma fu una mobilitazione generale di tutte le forze fasciste per conquistare il potere • Secondo molti storici Mussolini non credeva che essa avrebbe Una colonna di fascisti avviati verso Roma, avuto successo in forma buona parte veniva dalla Toscana “militare”, ma che fosse utile come mezzo di pressione politica in una situazione in cui il governo era assai debole, mentre re e esercito erano incerti sul da farsiL’”esuberanza” fascista esercitatasu un treno per Roma
  50. 50. L’occupazione delle città italiane • Già il 27 ottobre 1922 vi furono le occupazioni di alcune città, con sorpresa delle forze dell’ordine, che sulla base delle voci si aspettavano un’azione limitata solo a Roma • La prima città occupata fu Pisa, di cui seguirono Siena, Cremona, Foggia, Perugia, nominata “capitale della rivoluzione fascista” • Nella maggior parte delle città, le azioni si svolsero come trattative tra fascisti e forze dell’ordine,oppure con azioni di sorpresa, favorite dalla presenza dentro i luoghi da occupare, specie le caserme, di simpatizzanti o tesserati fascisti, che portarono all’occupazione di caserme,questure, prefetture, uffici telegrafici • Molte altre città furono occupate nella notte tra 27 e 28 ottobre • Queste occupazioni dovevano servire come Prima pagina de“Il popolo d’Italia”, 28 ottobre 1922 strumento di pressione sul governo Facta affinché desse le dimissioni e per costringere il re a affidare l’incarico a Mussolini
  51. 51. La marcia su Roma,il colpo di stato del 28 ottobre 1922 • Il 28 ottobre 1922 cominciò la vera e propria marcia su Roma, e nel primo mattino il governo di Facta proclamò lo stato d’assedio, ma poi lo revocò a mezzogiorno, quando il re decise di non firmare l’ordine di mobilitare l’esercito contro i rivoltosi presentatogli da Facta • Questa revoca “rendeva chiaro, tanto alle autorità periferiche dello Stato che ai fascisti, che non c’era alcuna volontà politica di liquidare il movimento fascista” (Giulia Albanese) • A quel punto i fascisti, tra i quali giunse da Milano Mussolini, furono liberi di entrare a Roma in almeno 50.000 • A sera, con i suoi ancora mobilitati, Mussolini rientrò a Milano e lasciò la situazione in mano ai quadrumviri, in attesa di una convocazione da parte del re
  52. 52. Il governo di MussoliniIl telegramma con cui il re convocò a Mussolini con i quattro triumviri Mussolini e i triumviriRoma Mussolini a Roma il 30 ottobre 1922 in un’immagine celebrativaI fascisti rimangono mobilitati il 28, il 29 e il 30, fino a quando il re convocaMussolini, che era a Milano, la mattina del 30Mussolini chiede e ottiene l’incarico di Presidente del consiglio per formare ilproprio governoIl governo viene formato dal leader fascista in quarantotto ore: comprendecinque fascisti, lui compreso ; tre indipendenti, ma filofascisti; due popolari; duedemosociali; due liberali; un nazionalistaIl capo di un partito che ha il 7% dei seggi ha formato un governo di cui lui è ilpresidente, e che comprende una maggioranza di ministri che appartengono alsuo piccolo gruppo di parlamentari
  53. 53. La costruzione della dittatura Il ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti
  54. 54. L’illegalità conquista il potere, pochi capiscono quanto è accaduto• “La crisi si era risolta in modo quanto meno ambiguo• I fascisti gridarono al trionfo e si convinsero di aver attuato una rivoluzione che in realtà era stata soltanto simulata• I moderati si rallegrarono per il fatto che la legalità costituzionale, violata nei fatti, era stata rispettata almeno nelle forme• Massimalisti e comunisti si illusero che nulla fosse fosse cambiato nella sostanza, dal momento che ai loro occhi ogni governo borghese era espressione della stessa dittatura di classe• Il paese nel suo complesso seguì gli eventi con un misto di indifferenza e rassegnazione” (Sabbatucci-Vidotto)
  55. 55. “Potevo fare di quest’aula un bivacco di manipoli”• Mussolini nel dibattito sulla fiducia alla Camere per il suo governo, il 16 novembre 1922, disse, tra l’altro: «Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto, e quasi misticamente pronti a un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il fascismo. Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo, ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto»• Sulla base di questo discorso intimidatorio, la Camera votò la fiducia al governo Mussolini (favorevoli 306, contrari 116), così come il Senato• Inoltre, entrambi i rami del Parlamento votarono la concessione dei pieni poteri al governo per riformare il sistema tributario e la pubblica amministrazione
  56. 56. La strategia di Mussolini e la miopia degli alleati del fascismo• La strategia politica di Mussolini rimase questa per tre anni, alternare alle promesse di un ritorno alla normalità del paese, in una prospettiva moderata, la minaccia di un ulteriore ricorso alla violenza eversiva• “Questo fu possibile anche per la miopia delle altre forze politiche, in particolare degli alleati liberali e cattolici (i cosiddetti fiancheggiatori)” (Sabbatucci-Vidotto)
  57. 57. Il Gran consiglio e la Mvsn • Lo svuotamento dello stato liberale si rafforzò tra la fine del ‘22 e l’inizio del ‘23, con l’istituzione di due organi di partito riconosciuti come legali • I. Il Gran consiglio del Fascismo doveva indicare le linee guida della politica fascista e collegare Pnf e Stato: esso comprendeva il segretario del Pnf, il Presidente del consiglio, i presidenti di Camera e Senato e i fascisti piùSeduta del Gran importanticonsiglio (1928) • II. La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn), “è al servizio di Dio e della Patria italiana ed è agli ordini del capo del governo. Provvede, in concorso coi corpi armati per la pubblica sicurezza e con il R. Esercito, a mantenere all’interno l’ordine pubblico; prepara e conserva inquadrati i cittadini per la difesa degli interessi dell’Italia nel mondo” • Grazie alla Mvsn Mussolini voleva controllare le squadre Simbolo della personalmente; tenerle a sua disposizione, fedeli solo a Mvsn lui, come strumento di pressione verso gli avversari; rassicurare gli ambienti conservatori che lo appoggiavano
  58. 58. Gli inizi della repressione politica• Gli avversari politici, specie quelli di sinistra e estrema sinistra, furono perseguitati legalmente e illegalmente• Forze dell’ordine e magistratura procedettero a chiusure di giornali, scioglimento di amministrazioni comunali, arresti preventivi di militanti• I primi a farne le spese furono i comunisti, che già nel 1923 furono ridotti alla semiclandestinità• Il sindacato non fascista si scompaginò, solo alcune organizzazioni più forti come la Fiom riuscirono a sopravvivere
  59. 59. La politica economica del fascismo• La politica economica dei primi anni fascisti fu organizzata e guidata dal ministro delle finanze De Stefani. Fu un’azione liberista, che favorì l’impresa privata• Su di essa furono diminuite le tasse• Lo Stato rinunciò al monopolio delle assicurazioni sulla vita• Il servizio telefonico fu privatizzato• La spesa pubblica fu ridotta, licenziando 20.000 persone, tra cui molti ferrovieri (ritenuti politicamente e sindacalmente pericolosi) I risultati ottenuti furono positivi, l’industria e l’agricoltura ripresero a produrre in grandi quantità• Il bilancio dello Stato raggiunse il pareggio nel 1925
  60. 60. La riforma Gentile della scuola, “la più fascista delle riforme”• Nella primavera del 1923, su progetto del ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile viene avviata la riforma scolastica che prevede che i bambini dovranno studiare almeno fino a 14 anni.• La scuola elementare dura cinque anni• Al termine i ragazzi potranno iscriversi al ginnasio, 5 anni, per poi proseguire negli studi in un liceo classico, il cui diploma permetteva di accedere a tutte le facoltà universitarie; o al liceo scientifico; o al liceo femminile; o all’istituto magistrale per preparare i maestri e le maestre• Il liceo classico permetteva di accedere a tutte le facoltà universitarie; lo scientifico solo alle facoltà tecnico-scientifiche; le altre scuole terminavano con il solo diploma• l’istituto tecnico era articolato in un due corsi di tre (inferiore) e quattro anni (superiore)• Altrimenti era prevista la scuola complementare di avviamento al lavoro, che non permetteva, al termine dei tre anni, la frequenza a altre scuole• Le materie umanistiche e filosofiche avevano la prevalenza rispetto a quelle scientifiche per precisa convinzione filosofica di Gentile• Alla base di questa impostazione cera una concezione aristocratica della cultura e delleducazione: una scuola superiore riservata a pochi, considerati i migliori, vista come strumento di selezione della futura classe dirigente.• Nelle scuole elementari veniva introdotta come materia obbligatoria la religione, “fondamento e coronamento dell’istruzione primaria”• Al termine di ogni ciclo di studi era previsto un esame di Stato: questo sistema favoriva le scuole private e parificate, in grande numero cattoliche, che potevano rilasciare diplomi che avevano lo stesso valore di quelli rilasciati dalle scuole pubbliche
  61. 61. La legge Acerbo • Mussolini volle rafforzare elettoralmente il controllo politico che era riuscito a raggiungere dopo la marcia su Roma • Nell’estate del 1923, fascisti e fiancheggiatori approvarono una legge elettorale nuova, pensata su misura del consolidamento elettorale della maggioranza moderata, la legge Acerbo (dal nome del suo promotore) • Essa prevedeva che la lista elettorale che avesse ottenuto la maggioranza relativa dei voti avrebbe avuto il parlamento la maggioranzaLa “pentarchia”; cioè la assoluta dei 2/3 dei seggi. La lista vincente, percommissione che preparò il avere questo anomalo premio di maggioranza,“listone” fascista:Rossi, Acerbo,Finzi, Bianchi e Giunta, in piedi doveva avere almeno il 25% dei votiMoroni • Molti esponenti liberali, come Orlando e Salandra, e alcuni cattolici di destra, ex Ppi espulsi dal partito, decisero di candidarsi nelle liste nazionali presentatesi in tutta Italia con il simbolo fascista, il cosiddetto “listone” fascista
  62. 62. Gli errori delle opposizioni e le violenze fasciste • Le elezioni furono indirizzate anche dalla scelta sbagliata delle opposizioni, che non raggiunsero un accordo e presentarono sei liste differenti, e in questo modo rinunciarono a costituire Il liberale Giovanni una valida alternativa al listone fascista: i Amendola socialisti si erano divisi in due partiti (riformista e massimalista), i comunisti, i popolari, i liberali di Giovanni Amendola, ciascuno andò per conto proprio • La campagna elettorale fu segnata da una delle più violente ondate di Il popolare Alcide de Gasperi squadrismo: centinaia di candidati dellesuccedette a Sturzo liste non fasciste furono aggrediti, vicome segretario delPpi nel 1924 e animò furono devastazioni e incendi la secessione aventiniana
  63. 63. Le elezioni dell’aprile 1924 Liste seggi Il listone fascista ottenne il 65% Lista nazionale 355 (356) dei voti e il 70% dei seggi(listone fascista) (4.305.936 voti) Ppi 39 Il successo fu massiccio Psu 24 soprattutto nel Sud e nelle isole, zone in cui il fascismo si era Psi 22 rafforzato grazie all’ascesa al Pcd’I 19 governo, che aveva provocato Liberali 15 l’adesione al Pnf dei notabili locali e delle loro clientele Demosociali 10 Al nord, invece, il listone ottenne circa 1.360.000 voti contro 1.431.000 delle opposizioni I seggi delle opposizioni furono appena 106
  64. 64. Il rapimento e l’omicidio di Giacomo Matteotti • Il 30 maggio 1924, all’apertura della Camera, il segretario del Psu Giacomo Matteotti denunciò le intimidazioni e i brogli verificatisi durante le elezioni. • Il giorno dopo “Il Popolo d’Italia” affermò “Se l’onorevole Matteotti avesse la testa rotta, ma veramente rotta, non se ne meravigli” Giacomo Matteotti • Il 10 giugno Matteotti fu sequestrato e ucciso a Roma da un gruppo di fascisti guidato dal noto squadrista Amerigo Dumini. Il suo corpo fu poi nascosto nel bosco della Quartarella, appena fuori dalla città e fu ritrovato sfigurato il 16 agosto • L’assassinio era stato pianificato dentro il ministero dell’Interno e vide coinvolti, anche se le inchieste non hanno mai fatto chiarezza, Rossi, capo ufficio stampa di Mussolini; Finzi,Amerigo Dumini guidavail gruppo che rapì sottosegretario agli Interni; De Bono, capo dellaMatteotti polizia, ma sembra chiaro che anche Mussolini ne fosse informato
  65. 65. Mussolini reagisce attaccando • Alla riapertura della Camera del 3 gennaio 1925, Mussolini tenne un discorso tutto all’attacco delle opposizioni, in cui si assunse la responsabilità politica del delitto Matteotti eMussolini nel suo studiodi Presidente del consiglio in generale dell’illegalità fascista di quegli anni, rivendicandone la giustezza e la necessità.
  66. 66. Discorso di Mussolini alla Camera, 3 gennaio 1925• «Ebbene,dichiaro qui,al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto• Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa!. Se il fascismo è stato unassociazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi applausi. Molte voci: "Tutti con voi!"). Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io lho creato con una propaganda che va dallintervento ad oggi.• Voi vedete da questa situazione che la sedizione, dellAventino ha avuto profonde ripercussioni in tutto il paese. Allora viene il momento in cui si dice basta! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. (vive approvazioni. vivi applausi. Commenti). Non cè stata mai altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai. Ora io oso dire che il problema sarà risolto. Il fascismo, Governo e Partito, sono in piena efficienza.»
  67. 67. L’”Aventino delle coscienze”• L’opinione pubblica attribuì a Mussolini e al fascismo il delitto, e per la prima volta in tre anni, nella seconda metà del 1924 il fascismo e il suo capo furono in grave difficoltà, quando anche gli alleati moderati presero le distanze, pur senza abbandonare il Pnf• In questa situazione, le opposizioni erano comunque in una situazione difficile, perché mancavano della forza politica per mettere in minoranza il governo, e anche per mobilitare le piazze• Decisero comunque di dare un segno forte e rinunciarono a partecipare alle sedute del Parlamento, per denunciare la situazione di illegalità in cui il paese viveva, la “questione morale”, e sperando che il re intervenisse.• Questa scelta fu chiamata “Aventino delle coscienze” (in ricordo del colle su cui si riunirono i plebei in conflitto contro i patrizi nell’antica Roma)• L’Aventino aveva un peso morale importante, ma non produsse effetti pratici: l’opposizione perse visibilità e il re non fece assolutamente nulla.
  68. 68. Repressione e fascistizzazione • Subito dopo questo discorso cominciò la repressione delle opposizioni, con arresti, sequestri e perquisizioni di uomini politici e dentro i giornali • Molti antifascisti furono costretti aPiero Gobetti, 1901-1926 andarsene dall’Italia: i liberali Giovanni Amendola e Piero Gobetti, animatore del periodico “Rivoluzione liberale” morirono all’estero in conseguenza delle violenze subite • I grandi giornali, come “Corriere della sera” e “La Stampa” furono “fascistizzati” con l’imposizione di direttori fascisti alla loro guida
  69. 69. Il patto di Palazzo Vidoni L’istituzione di podestà e consulte• Nell’ottobre del 1925 fu firmato da industriali e sindacati fascisti il patto di Palazzo Vidoni,in base al quale la Confindustria riconosceva come controparte solo la Confederazione dei Fasci e delle Corporazioni, il sindacato fascista. Una legge del ‘26 ammetteva solo le associazioni sindacali riconosciute dal governo, e vietava scioperi e serrate• Alla fine del 1925 venne ristabilita la regola, presente nello Statuto albertino, secondo cui il governo avrebbe risposto del suo operato solo al re• Due leggi del 1926 creano i podestà e le consulte, di nomina governativa, che sostituivano sindaci e giunte
  70. 70. Gli attentati contro Mussolini (1925-1926) • Tra 1925 e il 1926 si verificarono quattro attentati contro Mussolini da parte di Tito Zaniboni (sventato), Violet Gibson (lo ferì al naso con un colpo di pistola), Gino LucettiTito Zaniboni Violet Gibson (tentò di ucciderlo con una bomba) e Anteo Zamboni (un quindicenne che a Bologna gli sparò, senza colpirlo, e fu poiGino Lucetti accoltellato dai fascisti presenti guidati da Leandro Arpinati) Anteo Zamboni
  71. 71. Le leggi “fascistissime”• Prendendo spunto da questi attentati, il 5 novembre 1926 il Consiglio dei ministri, su proposta di Federzoni (ministro dell’Interno) e Rocco (ministro della Giustizia) approvò le leggi eccezionali dette “fascistissime”, il cui obiettivo fu di ridurre al minimo gli spazi di azione politica antifascista, con una fortissima limitazione delle libertà civili• Furono soppressi tutti i partiti e le associazioni antifasciste• La polizia era autorizzata a sparare in caso di espatrio clandestino• Furono chiusi tutti gli organi di stampa contrari al regime• Fu istituito il confino di polizia per gli oppositori politici,cioè un periodo di allontanamento di questi ultimi in luoghi remoti d’Italia• Fu creata una polizia contro i reati politici dipendente dalla Mvsn• Fu reintrodotta la pena di morte per tutti coloro che avessero attentato contro la vita del re o del capo del governo
  72. 72. Il Tribunale speciale per la difesa dello stato• I 120 deputati della secessione aventiniana furono espulsi dalla Camera il 9 novembre• Un’ora dopo il Consiglio dei ministri approvò anche una legge speciale per la difesa dello stato, in cui era compresa l’istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello stato,che doveva giudicare i reati politici stabiliti dalla legge speciale stessa• Esso era composto da ufficiali della Mvsn e delle forze armate
  73. 73. Bibliografia• Giulia Albanese, La marcia su Roma, Roma - Bari, Laterza• Alberto De Bernardi - Scipione Guarracino (a cura di), Dizionario del fascismo, Milano, Bruno Mondadori• Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario.1883- 1920, Torino, Einaudi• Giovanni Sabbatucci, “Il delitto Matteotti”, in Aa.Vv., Novecento italiano, Roma - Bari,Laterza• Giovanni Sabbatucci - Vittorio Vidotto, Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi, Roma - Bari, Laterza

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