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Il comune denominatore - Al Complexity Literacy Meeting il libro presentato da Simonetta Simoni

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La curiosità di Lidia Baldecchi Arcuri verso “Il comune denominatore”, la capacità di connettere diversi campi del sapere umanistico attraversa tutta la sua vita di pianista e di insegnante, ne costituisce ciò che lo psicologo James Hillman chiamava “il codice dell’anima”, tra vocazione e destino.

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Il comune denominatore - Al Complexity Literacy Meeting il libro presentato da Simonetta Simoni

  1. 1. Abano Terme 18-20 novembre Simonetta Simoni
  2. 2. LIDIA BALDECCHI ARCURI
  3. 3. WunderKammer Conversazioni Relazioni Forma sonata ciclica
  4. 4. Forma sonata ciclica La forma sonata: tre classiche parti, Esposizione, Sviluppo e Ripresa con eventuale Coda di chiusura. La ciclicità si è andata formando naturalmente, permetteva divagazioni, e ritorni pur mantenendo un senso logico. Vi è sempre esistita nell’essere umano questa alternanza fra la necessità di equilibrio, stabilità, certezze, e l’attrazione verso l’imprevisto, verso emozioni sconosciute e visioni destabilizzanti. Nella musica è la forma che si sottomette, che serve l’emozione che deve comunicare. Esposizione, Sviluppo, Ripresa, Coda
  5. 5. Percorso biografico di soggetti che ri-conoscono il mondo Lievitazione di sapere Insegnare e apprendere Il comune denominatore tra arti e saperi Una comune metodologia tra libertà e struttura Consapevolezza di sé come scopritore di connessioni
  6. 6. Stavo intellettualizzando l’istinto In quello che fino a quel momento era stato tecnicamente difficile scomparve la difficoltà. Improvvisamente ebbi la sensazione di aver capito tutto: non sapevo cosa fosse successo. Avevo capito tutto, ma non sapevo che cosa avessi capito. Io, imperterrita, continuavo secondo quello che per me era il significato, non il significato depurato di me. Si potrebbe dire che ero una romantica (nel senso soggettivo) in un’epoca in cui bisognava oggettivizzare. Nella musica si passa spesso tra questi due poli, soggettività e oggettività.
  7. 7. Per sua natura, nell’insegnamento viene esercitata una forte influenza sulla psiche tramite la presenza stessa e l’improvvisazione sul momento, secondo l’allievo che si ha davanti. L’insegnante non potrà mai sperare di cambiare la materia prima. Il suo unico scopo è quello di guidare ogni individuo verso il raggiungimento del meglio delle sue possibilità: aprirgli la mente e l’anima, non cambiarla. Aprirla significa far in modo che, anche se nella vita non verrà indirizzata verso la professione musicale, essa potrà essere applicata (modificata ed adattata) a qualsiasi attività intrapresa nel futuro.
  8. 8. Volendo seriamente ricercare la verità delle cose, non si deve scegliere una scienza particolare, infatti, esse sono tutte connesse tra loro e dipendenti l’una dall’altra. Cartesio Prospettive visive Prospettive uditive I comuni denominatori L’orecchio che ascolta, l’orecchio che vede la parola che canta, la sinestesia e il principio dei raggruppamenti, colori che suonano, i sensi e il cervello che processa stimoli
  9. 9. Il suono, mattone di costruzione della Musica, è il silenzio che vive. Questo silenzio, dunque, deve essere il punto di partenza sia fisico che psichico dello strumentista che si trova a dovere materializzare un fenomeno così smaterializzato. La continuità di un pezzo si raccoglie dal silenzio. Rompe il silenzio se comincia in battere, nasce dal silenzio se comincia in levare. È come il respiro, in bilico tra inspirazione ed espirazione. Devono far questo gli sportivi, i cantanti e i grandi strumentisti, solo i grandissimi lo fanno.
  10. 10. La divina proporzione Forma e contenuto, percezione ed intelletto sono strettamente interconnesse Le forme astratte e sensibili diventano concetti e simboli la percezione sensoriale alimenta la comprensione intellettiva il corpo del materiale visivo è consapevolezza di sè e del mondo
  11. 11. La divina proporzione Prospettive visive e prospettive dell’ascolto Relazione tra architettura e liuteria nel Rinascimento
  12. 12. Il desiderio dell’uomo di controllare o vincere la forza di gravità Da Icaro agli astronauti; dai danzatori-attori dei teatri orientali a Nureyev; dalle gare Olimpiche della Grecia antica alle nostre discipline sportive – che sono esempi d’alto virtuosismo, i grandi strumentisti, direttori, cantanti, e via dicendo, tutti hanno avuto e altri continueranno ad avere la necessità di sperimentare e di comunicare fisicamente i movimenti delle loro menti, delle loro emozioni e della loro spiritualità, che peso non hanno.
  13. 13. ’Liberarsi per librarsi” sembra essere il richiamo dell’inconscio. Dal tuffatore al musicista Ecco la cronologia del processo per il musicista: 1) Stimolo Visivo: segno grafico delle note 2) Traduzione in Immagine Sonora: orecchio interiore 3) Anticipazione Mentale dell’atto motorio 4) Esecuzione Fisico del movimento che produrrà il suono 5) Percezione Uditiva del suono prodotto 6) Valutazione del Risultato in relazione all’idea musicale ideata: con conseguente approvazione oppure correzione.
  14. 14. I greci sostenevano che il perfetto cittadino dovesse sottomettersi ad una duplice forma di educazione: quella dell’anima e quella del corpo. Essi affidavano l’educazione dell’anima esclusivamente alla musica; quella del corpo all’atletica. Solo alla musica attribuivano questo profondo,inspiegabile potere. Socrate, Platone, Aristotele, Teofrasto, Aristide … erano essi stessi ad essere custodi sia del potere morale, sia del potere politico. Tutti fondavano la propria teoria sul potere etico e morale contenuto nei ’modi’ musicali sviluppati nella loro cultura.
  15. 15. La storia della musica, oltre a narrarci i traguardi raggiunti dalla civiltà musicale, ci porta a ricercare, tramite lo studio delle discipline affini, anche la natura del fenomeno del suono. Avvenimento pre-storico, affonda le sue radici nel mito; il mito a sua volta si riferisce, in modo sempre squisitamente poetico, a quell’esistenza primordiale dell’universo di cui il primo elemento fu il suono. Fare musica significa ripercorrere -consapevolmente- ciò che già esisteva nel profondo Io, nella nostra memoria individuale ed atavica.

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